Incontro a Lavena Ponte Tresa

Buongiorno a tutti! Scrivo per informarvi che il prossimo venerdì, il 23 novembre 2018 alle ore 21 sul lungolago di Lavena Ponte Tresa presso l’antica Autorimessa del Tram ci sarà una presentazione del mio ultimo libro.

Don Lorenzo Milani – con la mente aperta e il cuore accogliente – ed. Imprimatur.

Nella stessa serata alcuni studenti leggeranno brani dal libro “Lettera a una professoressa” per avvicinare le nuove generazioni alla scuola di Barbiana creata da Don Milani negli anni ’60.

Sarà l’occasione per riflettere sulla scuola di allora e di oggi e per comprendere meglio la personalità di un prete che allora fu definito “scomodo“.

Non mancate!

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Diploma di cittadino completo

Oggi il Servizio Civile è una realtà presente nel nostro Paese. Sarebbe bello se in futuro divenisse il coronamento di un percorso educativo di ogni fanciullo/a che vive e cresce in Italia. Si tratterebbe di credere veramente nella possibilità e nella necessità di educare e formare alla cittadinanza.

Stamani parlando con Alberto Osti, un amico che a Roma si occupa anche di educare i ragazzi che fanno il Servizio Civile, ho scoperto che la legge prevede un percorso di 8 ore educative con sei materie obbligatorie e due personalizzate. Di queste 8 ore una deve essere dedicata alla storia del servizio civile. Lui nella sua attività inizia proprio da quello che fu l’esperienza di Don Lorenzo Milani nella vicenda della lettera ai cappellani militari a favore dell’obiezione di coscienza. Quindi, con piacere, ho appreso, che Don Lorenzo non ha smesso di essere un esempio anche ai nostri giorni!

Ma 8 ore sono pochissime, inoltre il Servizio civile ha risorse limitate e i ragazzi che lo possono fare sono troppo pochi!

In Italia è sotto gli occhi di tutti la carenza di educazione civica dei nostri cittadini. Bullismo, incapacità di rispettare monumenti e ambiente, carenza di buone maniere sono sempre più evidenti.

Ha ragione Matteo Salvini: occorre imboccare una strada diversa e migliore: formare le persone ad essere buoni cittadini attraverso il Servizio civile obbligatorio.

Salvini propone 6 mesi per ogni giovane. Io invece penso che sarebbe bello introdurre un percorso scolastico ed extrascolastico molto più ampio e completo che si dovrebbe concludere con un “diploma di Cittadino”.

Esperienze civiche concrete e formative che si farebbero nelle scuole e non solo. Un bambino di tre anni che frequenta la scuola materna è già in grado di comprendere concetti semplici come il ciclo delle stagioni. Uno di quattro anni può capire come rispettare l’ambiente,  andando in gita senza lasciare rifiuti in giro. A cinque anni si può imparare il rispetto del lavoro dei contadini seminando fagioli in classe. A sei si può imparare ad attraversare la strada da soli e a conoscere i segnali stradali ecc.

Anche in estate si potrebbero coinvolgere associazioni, animatori e centri sportivi che insegnino i vari aspetti della convivenza civile con campeggi, giochi ecc.

Alla fine di ogni tappa si potrebbe prevedere il conseguimento di un attestato. Un po’ come avviene all’interno degli scouts che premiano con i brevetti chi dimostra di aver acquisito uno certa capacità o una certa competenza. (Vi ricordate le medaglie distribuite alle Giovani Marmotte dal Gran Mogol…?).

Queste esperienze diverrebbero sempre più impegnative man mano che si cresce. Ad esempio alle scuole medie recitare in scenette che insegnino il rispetto degli altri sarebbe una bella esperienza per prevenire il bullismo.

Chiunque svolge un ruolo educativo, dai genitori, agli insegnanti ecc. potrebbe proporre percorsi didattici divertenti.

La scuola superiore dovrebbe prevedere la conoscenza delle leggi fondamentali, a cominciare dalla Costituzione oltre alla capacità di accedere consapevolmente alle informazioni sia cartacee che in internet, imparare ad usare i social e non esserne travolti ecc.

Alla fine il percorso si dovrebbe coronare con un anno di Servizio Civile che dovrebbe prevedere, a differenza di oggi, anche che i ragazzi e le ragazze vivessero un anno lontano da casa in modo da formarsi anche nel carattere e nell’autonomia.

Tutto questo abbisogna di politici fortemente motivati ad organizzare il tutto e di risorse adeguate magari anche riallestendo le vecchie caserme adattandole alle nuove necessità.

Il dilpoma da Cittadino potrebbe persino essere meglio di un diploma di maturità…

Sì, sarebbe bello che l’idea di Salvini prendesse forma e concretezza: se proprio non si può fare il massimo, almeno cominciamo dai 6 mesi per tutti.

Caro don Lorenzo

Caro don Lorenzo,

quest’anno il 26.5 scorso ricorreva il cinquantenario dalla tua morte a Barbiana.

Molti si sono attivati per ricordarti, anche a me è stato richiesto di scrivere un libro di ricordi di famiglia, benché io avessi solo 10 anni quando venni al tuo funerale lassù in quel piccolo cimitero accompagnando mia mamma Lalla (tua cugina) e  mia nonna Lina nel dolore di tutti noi parenti.

Scrivere questo libro per me è stato difficile perché ho sempre cercato di guardare avanti, ho ceduto alle pressioni solo per far qualcosa di utile ai miei nipoti: lasciare scritti i miei ricordi di famiglia affinché anche loro trovassero radici a cui far riferimento nella costruzione della loro identità di adulti.

Penso di aver fatto qualcosa di utile anche per tutta la nuova generazione nata dopo il 2000 che non può aver ricordi di quegli anni.

Infine ritengo di aver ricollocato le vicende della tua vita in una prospettiva più veritiera cioè più aderente alla realtà.

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Nello scrivere il libro, mi sono fermata quando Papa Francesco ha iniziato a ricordare don Milani: è stata un’emozione forte che mi ha sopraffatta. La Chiesa allora ti esiliò in una sperduta parrocchia di montagna sul monte Giovi nel Mugello: Barbiana. Anche dopo la tua morte per tanti anni cercò di dimenticarti perché ti giudicava scomodo e in poche occasioni ti venne riconosciuto che l’opera pastorale che svolgevi coi tuoi ragazzi e coi parrocchiani era in sintonia col Vangelo di Gesù.

Ora Papa Francesco ti ha riabbracciato e riaccolto ridandoti piena dignità di prete: “bravo prete”. Non hai idea di cosa questo possa significare anche per noi che in famiglia allora soffrimmo, per te e con te, per le incomprensioni che ci furono fra te e la curia fiorentina.

Caro Lorenzo, anche a Castiglioncello ricordano la tua infanzia quando trascorrevi lì la villeggiatura estiva. Mia figlia, Sara, ha collaborato con la Pro Loco per organizzare una mostra di foto tratte dagli album di famiglia. La si può visitare fino al 24 luglio presso i locali della stazione.

Tu giudicasti quegli anni “di tenebre”, ma io penso che parte della tua personalità così bella e buona si costruì anche in quei soggiorni estivi, giocando coi cugini. Anche tu, come tutti noi, hai costruito la tua personalità partendo dalle tue radici e lì al mare in estate si riunivano sempre tutti i rami della famiglia.

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Papa Francesco è venuto sulla tua tomba a Barbiana il 20 giugno scorso. Il 21 tutti i giornali hanno riportato la notizia e su l’Avvenire anche il discorso integrale che ha tenuto lì. L’evento ha avuto grande risonanza mediatica. Ha riconosciuto le tue doti cristiane, la tua capacità di essere povero fra i poveri e soprattutto quella di educatore.

Io, nel mio piccolo, ho fatto dire allo zio Padre Domenico, che tu incontrasti a Barbiana assieme a suo fratello Umberto, mio padre e a mia mamma Lalla, una messa mattutina presso la chiesa dei frati cappuccini in piazza cimitero Maggiore a Milano.

Chiudo questa lettera dicendoti che, dopo il salone di Torino, la prima presentazione del libro che ho pubblicato per te, per noi, per tutti, avverrà proprio a Milano mercoledì 5 Luglio e ti mostro la locandina qui sotto.

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In fin dei conti sei stato anche tu per un certo periodo della tua vita un milanese, e padre Domenico ricorda che quella notte a Barbiana gli confidasti di aver trovato la fede in Gesù proprio a Milano quando vedesti dei preti aiutare cittadini che ebbero la casa distrutta in seguito ai bombardamenti.

Il libro ora è nelle librerie, se avrà gambe e se Dio vorrà prenderà la sua strada. Intanto io ti saluto sperando che da lassù tu comprenda che ciò che quaggiù stiamo facendo tutti, lo si fa per ricordarti, per amor tuo e per cercare di riparare agli errori che furono fatti nei tuoi confronti.

Quando mi conoscesti bambina mi giudicasti una “figlia di papà”, fu un giudizio un po’ frettoloso, spero che ora lo cambierai, un saluto affettuoso,

tua Emma

Non c’è due senza tre! Mio nuovo libro…

Domani, lunedì 22 maggio 2017, al Salone del libro di Torino, presenterò il mio ultimo libro: “Don Lorenzo Milani, con la mente aperta e il cuore accogliente” – edizioni Imprimatur. Siete tutti invitati a venire alle ore 18,00 presso la Sala Music’n Books!

Ci sarà un dibattito dal titolo: “Dalla parte degli studenti”. Parteciperanno insieme a me, il coautore del libro, prof. Angelo Lucio Rossi, inoltre l’autore del libro “Bullismo e cyberbullismo” ed. Imprimatur , Alessandro Meluzzi e infine Marco Baldassarri.

Ho scritto questo libro in circa due mesi, è stato un instant book, in occasione del cinquantesimo della morte di Don Lorenzo che cadrà il 26 giugno prossimo. L’editore mi ha convinto a raccontare come abbiamo vissuto la vicenda di Don Milani noi della sua famiglia allargata. Io avevo solo dieci anni quando Don Lorenzo è morto. Ho quindi preferito raccontare ai miei nipoti, nati dopo il 2000 e a tutti i loro coetanei le vicende di quegli anni e di come gli scritti di Don Milani hanno cambiato il nostro paese e, di riflesso, anche la mia vita. Il prof. Rossi ha concluso il libro con una panoramica su cosa sta cambiando oggi nella scuola italiana che si ispira all’esperienza della scuola di Barbiana.

Nel frattempo Papa Francesco ha fatto importanti dichiarazioni su Don Lorenzo Milani riconoscendogli la capacità di grande educatore. Una cosa che davvero mi ha commosso: dopo i tanti anni in cui Don Lorenzo ha sofferto per le incomprensioni della curia fiorentina…

In due mesi non si può scrivere molto, però mi sono data il compito di ricollocare la figura del cugino di mia mamma Lalla in un quadro storico e personale più veritiero di quanto non sia avvenuto negli anni passati. Don Lorenzo è stato tirato per la tonaca dalla sinistra in modo eccessivo e inappropriato, spero di essere riuscita nella mia opera di ricerca storica ed anche in quella di empatia dovuta alle comuni origini famigliari… Buona lettura!

Etichetta, etichettare

Il 26 giugno 2017 saranno passati 50 anni dalla morte di Don Lorenzo Milani. “La centralità della parola” e “I care” (me ne importa) sono due frasi che ce lo rammenteranno sempre, quasi un suo marchio di fabbrica. Infatti lui nella sue scuole di San Donato e di Barbiana focalizzò come prioritario l’insegnamento dell’italiano ai suoi ragazzi. Ho intitolato questo articolo etichette, etichettare perché sono due parole che vorrei mettere a fuoco quest’oggi.

Etichetta, quanti significati ha? Tanti. Ad esempio si parla di etichetta quando ci si comporta secondo il galateo più severo: “badare all’etichetta”.

Ma occorre anche “badare all’etichetta” se si va al supermercato a fare la spesa. Solo che qui la frase assume un significato molto diverso: si tratta di leggere bene gli ingredienti scritti sull’etichetta del prodotto che si sta acquistando per essere sicuri di comprare un prodotto che va bene per noi.

E’ molto importante che le etichette siano scritte in modo chiaro, leggibile anche da chi ha poche diottrie e che siano esaurienti: vogliamo sapere da dove vengono i prodotti che stiamo per acquistare, tutti i prodotti. Non solo quelli alimentari.

Vogliamo sapere come sono composti e sarebbe bello anche che avessero vari bollini: uno che ci dicesse se sono prodotti rispettando l’ambiente; uno se sono biologici; un’altro se sono prodotti senza lavoro minorile o sfruttamento dei più deboli, col cottimo ad esempio…

Ecco vorremmo etichettare tutto in modo chiaro e informando bene i consumatori.

Etichettare in questo modo ci piacerebbe. Ma c’è un modo di etichettare che invece sarebbe bello smettesse di esistere.

Quale? Quello che di solito fa la gente verso le altre persone. Di solito ci informiamo superficialmente su di loro, magari usando i social. Ci formiamo così un’idea preconcetta.

Questo modo di etichettare tutte le persone è comodo e facile. Però è negativo perché preclude a ciascuno, anche a noi stessi, la possibilità di cambiare idea, di pensare oggi una cosa e poi ripensarci dopodomani e vederla diversamente.

Oggi su un social scriviamo una cosa. Questa ci si appiccica addosso come una etichetta che non sarà mai più possibile staccare: colla ultraresistente! Non riusciremo nemmeno ad attaccarci sopra una etichetta diversa e nuova per nascondere la vecchia, impossibile (sic!).

Quindi la sola soluzione è che si sia tutti un po’ meno pigri mentalmente: Ognuno ha diritto/dovere di cambiare idea: basta con i pre-giudizi. Smettiamola di essere superficiali nei rapporti con gli altri!

Pc e smart phone in dose omeopatica

Scrivere poco. Scrivere solo quando si è sicuri di avere qualcosa da dire. Quando ho aperto il blog non volevo farmi travolgere dal mezzo. La mia vita di prima non ne doveva essere stravolta altrimenti mi sarei sentita alienata da me stessa. Essere connessi sempre è disumanizzante, si rischia di perdere la capacità di riflettere con se stessi e la capacità di guardare negli occhi le persone e comprenderle.

L’Iphone compie 10 anni, ormai i Pc sono su ogni scrivania, abbiamo il mondo a portata di mano, di occhi e di orecchie, ma l’umanità rischia di perdersi ed è un problema che è anche difficile da percepire per la maggior parte delle persone iperconnesse. Come puoi capire di aver bisogno di silenzio se non ne hai mai gustato i pregi? Come puoi sentire la mancanza di un contatto visivo con gli amici quando sei abituato a frequentarli quasi solo on line? E l’empatia? Dove può essere andata a finire se anche quando si è insieme non si staccano gli occhi dallo schermo del cellulare?

Sembra che per rapportarsi con gli altri sia suffciente digitare, guardare foto, oppure ascoltare, ma l’empatia è molto più intima e profonda e solo con i vecchi sistemi di frequentarsi può nascere e svilupparsi.

La mia generazione, almeno, anche se si è fatta travolgere ed è iperconnessa, conserva un lontano ricordo di come era vivere senza la rete. Ma le nuove generazioni, come potranno sapere che stanno perdendo la loro umanità se non l’hanno mai vissuta davvero?

Siamo arrivati al punto in cui gli adulti che si ricordano come eravamo più umani senza wifi, si devono porre il problema di non far perdere l’umanità ai giovani garantendo loro tempi e spazi lontani dagli smart phone, in cui possano essere persone vere e non prolungamenti della rete.

Sarebbe bello se nelle scuole si usasse l’orario pomeridiano, quello fuori dalle lezioni, per vivere. Uno spazio e un tempo in cui si vive senza essere connessi. Lì si farebbe esperienza di umanità, amicizia, empatia. Solo vivendo davvero alcune ore al giorno i giovani potranno scoprire che il mondo può essere interessante e vivido anche senza smart phone. E per farlo hanno bisogno di tempi e spazi dove ci si frequenta senza utilizzare la rete, luoghi e modi dove si visita il mondo e la natura senza schermi.

Sarebbe bello che si riuscisse tutti a usare la rete in dosi omeopatiche!

 

Italia sismica

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La cartine qui sopra pubblicate rapprsentano gli aspetti fondamentali dell’Italia geologica. Sarebbe bello se fossero appese in tutti i comuni nella stanza dei sidaci così come viene esposta l’immagine del Presidente della Repubblica in carica. Andrebbero esposte anche nelle scuole e nelle sedi delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e della Protezione civile.

Da queste andrebbe poi ricavato il profilo sismico dettagliato del territorio provinciale/comunale affinchè le amministrazioni potessero aver ben chiara la sismicità del proprio territorio e prendere opportuni provvedimenti quando dovessero redigere il Piano Regolatore.

Le cartine da sole non bastano. L’Italia è piena di laureati in geologia che difficilmente riescono a lavorare nel campo in cui hanno studiato. Sarebbe bello che le amministrazioni potessero usufruirne nell’ambito di un percorso educativo nazionale volto a spiegare i contenuti di dette cartine ad ogni nuovo cambio di amministrazione. Una sorta di corso di aggiornamente come quelli che organizza il Provveditorato gli Studi rivolto oltre che alle scuole anche agli amministratori e a tutti coloro che si devono occupare di prevenzione e soccorso in caso di sisma.

Sarebbe bello anche che le scuole, almeno quelle medie, avessero un programma che prevede lo studio della geologia assieme alla geografia.

Tutto questo percorso informativo ed educativo andrebbe abbinato ad esercitazioni antisismiche così come avviene in un Giappone, un paese che per sismicità assomiglia all’Italia.

Certo tutto questo sarebbe necessario, ma non sarebbe sufficiente a evitare disastri anche perchè il nostro paese è un susseguirsi di centri storici costruiti in epoca medioevale che occorrerebbe rendere più sicuri con enormi attività di rafforzamento edilizio. Sarebbe bello avere le risorse e le capacità tecniche per intervenire anche su questo fronte, ma le difficoltà sarebbero tantissime.

Le cartine e l’educazione invece sarebbero utilissime per intervenire sul nuovo e per dare consapevolezza a chi di dovere della serietà della questione. Forse le scuole nuove, gli ospedali nuovi, gli edifici pubblici nuovi, i ponti ecc. verrebbero realizzati con più discernimento. In Giappone, quando vi è una scossa tellurica, almeno quello che è stato costruito recentemente resiste e non crolla. Sarebbe bello poter dire altrettanto dell’edilizia italiana.