L’amianto è un minerale…

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Avevo circa 10 anni quando mio padre Umberto, appassionato di mineralogia, mi presentò l’amianto. Prese in mano una roccia da una cava che stavamo esplorando e mi mostrò alcuni filamenti argentei che sembravano i capelli di quel minerale grigio chiaro: “questo minerale si chiama amianto” mi disse. Era proprio per trovarlo che mi aveva condotta in quella cava rocciosa in una località in Piemonte o in Lombardia che non saprei ricordare. (Forse eravamo nei pressi del Monte San Vittore a Balangero in provincia di Torino?)

L’amianto era nel suo contesto naturale?Apparentemente sì: era un minerale che si trovava mischiato assieme ad altre rocce. Campioni di amianto simili erano sparsi tra le altre rocce della cava un po’ qui, un po’ là. Intorno c’era una verde valle senza abitazioni vicine.

Però era in una cava a cielo aperto: quindi era stata l’azione di scavo dell’uomo che lo aveva esposto all’azione pericolosa del vento… In natura l’amianto è un minerale che se ne sta tranquillo sotto terra!

Mio padre tornò a casa con il suo campione di minerale per la sua collezione e la vicenda per me si chiuse così. Già, perchè in quegli anni anni ancora non si sapeva della malattia causata ai polmoni quando inalano particelle di quei bei filamenti che mi erano sembrati bei capelli argentei!

Ripenso spesso a quell’esperienza soprattutto da quando si è messa in relazione la malattia asbestosi con le fibre di amianto. Penso che per fortuna quella zona era isolata perchè sicuramente lì il vento poteva sollevare le particelle di amianto e renderle pericolose per la salute dell’uomo. Ma chi lavorava in quella cava?

Nel 1967 in Italia ancora si produceva il famigerato Eternit, una specie di tetto ondulato fatto di fibrocemento contenente amianto che serviva per ricoprire capannoni e case: economico, ma velenoso!

Oggi abbiamo il problema di liberarci dell’amianto che in anni passati è entrato nella produzione industriale in tanti contesti. Quando quei prodotti pieni di amianto invecchiano, infatti, rilasciano nell’aria le fibre di amianto che possiamo respirare: fibre che una volta nei polmoni possono far insorgere l’asbestosi una malattia terribile.

Proprio per questo è da circa 25 anni che in Italia è proibito cavare amianto, ma l’amianto è un minerale che è presente in natura e a volte succede anche ciò che non ci si aspetta!

Ad esempio tempo fa negli impasti utilizzati per produrre ceramica nel distretto di Sassuolo si è rilevata la presenza di amianto. Un minerale che non ha niente a che fare con l’impasto per ceramiche. Cosa era successo? Si è scoperto che proveniva da una cava di feldspato in Sardegna nel comune di Oriani. Si cavava feldspato senza problemi finchè ci si è imbattuti in una zona che conteneva una vena di amianto. Un imprevisto. Però quell’amianto nascosto ha rischiato di far ammalare chi ha toccato quella materia prima polverosa e volatile. (Una volta impastata e cotta come ceramica il rischio finisce perchè non è più volatile.)

Ormai in Italia sappiamo che le fibre di amianto sono pericolose e che dobbiamo proteggerci dai rischi derivanti dalla polvere di amianto, ma non siamo in grado di farlo perchè non si sa come fare.

In Germania hanno deciso che dato che l’amianto è un minerale che in natura sta sotto terra, per bonificare basta rimetterlo sotto terra impedendogli così di essere volatile e dannoso.

In Svizzera hanno obbligato tutti coloro che non vogliono disfarsi dei vecchi prodotti con amianto a verniciarli in modo da impedire il formarsi di polvere volatile.

Sarebbe bello che anche in Italia si arrivasse ad avere un protocollo per smaltire l’amianto. Penso ad esempio all’apertura di siti preposti dove poterlo interrare senza danni per chi lo deve maneggiare. A questo scopo si potrebbe rendere obbligatorio anche il fatto di doverlo inertizzare con vernice prima di  maneggiarlo per rimetterlo sotto terra. Oppure ci dobbiamo rassegnare al pericoloso fai da te tipico dell’inventiva italiana? Speriamo di no…

 

Diploma di cittadino completo

Oggi il Servizio Civile è una realtà presente nel nostro Paese. Sarebbe bello se in futuro divenisse il coronamento di un percorso educativo di ogni fanciullo/a che vive e cresce in Italia. Si tratterebbe di credere veramente nella possibilità e nella necessità di educare e formare alla cittadinanza.

Stamani parlando con Alberto Osti, un amico che a Roma si occupa anche di educare i ragazzi che fanno il Servizio Civile, ho scoperto che la legge prevede un percorso di 8 ore educative con sei materie obbligatorie e due personalizzate. Di queste 8 ore una deve essere dedicata alla storia del servizio civile. Lui nella sua attività inizia proprio da quello che fu l’esperienza di Don Lorenzo Milani nella vicenda della lettera ai cappellani militari a favore dell’obiezione di coscienza. Quindi, con piacere, ho appreso, che Don Lorenzo non ha smesso di essere un esempio anche ai nostri giorni!

Ma 8 ore sono pochissime, inoltre il Servizio civile ha risorse limitate e i ragazzi che lo possono fare sono troppo pochi!

In Italia è sotto gli occhi di tutti la carenza di educazione civica dei nostri cittadini. Bullismo, incapacità di rispettare monumenti e ambiente, carenza di buone maniere sono sempre più evidenti.

Ha ragione Matteo Salvini: occorre imboccare una strada diversa e migliore: formare le persone ad essere buoni cittadini attraverso il Servizio civile obbligatorio.

Salvini propone 6 mesi per ogni giovane. Io invece penso che sarebbe bello introdurre un percorso scolastico ed extrascolastico molto più ampio e completo che si dovrebbe concludere con un “diploma di Cittadino”.

Esperienze civiche concrete e formative che si farebbero nelle scuole e non solo. Un bambino di tre anni che frequenta la scuola materna è già in grado di comprendere concetti semplici come il ciclo delle stagioni. Uno di quattro anni può capire come rispettare l’ambiente,  andando in gita senza lasciare rifiuti in giro. A cinque anni si può imparare il rispetto del lavoro dei contadini seminando fagioli in classe. A sei si può imparare ad attraversare la strada da soli e a conoscere i segnali stradali ecc.

Anche in estate si potrebbero coinvolgere associazioni, animatori e centri sportivi che insegnino i vari aspetti della convivenza civile con campeggi, giochi ecc.

Alla fine di ogni tappa si potrebbe prevedere il conseguimento di un attestato. Un po’ come avviene all’interno degli scouts che premiano con i brevetti chi dimostra di aver acquisito uno certa capacità o una certa competenza. (Vi ricordate le medaglie distribuite alle Giovani Marmotte dal Gran Mogol…?).

Queste esperienze diverrebbero sempre più impegnative man mano che si cresce. Ad esempio alle scuole medie recitare in scenette che insegnino il rispetto degli altri sarebbe una bella esperienza per prevenire il bullismo.

Chiunque svolge un ruolo educativo, dai genitori, agli insegnanti ecc. potrebbe proporre percorsi didattici divertenti.

La scuola superiore dovrebbe prevedere la conoscenza delle leggi fondamentali, a cominciare dalla Costituzione oltre alla capacità di accedere consapevolmente alle informazioni sia cartacee che in internet, imparare ad usare i social e non esserne travolti ecc.

Alla fine il percorso si dovrebbe coronare con un anno di Servizio Civile che dovrebbe prevedere, a differenza di oggi, anche che i ragazzi e le ragazze vivessero un anno lontano da casa in modo da formarsi anche nel carattere e nell’autonomia.

Tutto questo abbisogna di politici fortemente motivati ad organizzare il tutto e di risorse adeguate magari anche riallestendo le vecchie caserme adattandole alle nuove necessità.

Il dilpoma da Cittadino potrebbe persino essere meglio di un diploma di maturità…

Sì, sarebbe bello che l’idea di Salvini prendesse forma e concretezza: se proprio non si può fare il massimo, almeno cominciamo dai 6 mesi per tutti.

Le vere novità

Basta andare in Svizzera per vedere strade, ponti e gallerie manutenuti davvero bene. Laggiù l’efficienza dovuta al federalismo fiscale e alle competenze ben distribuite sono sotto gli occhi di chiunque. Quello che non si vede, ma che qui voglio ricordare sono due aspetti cruciali: in primo luogo i Tir in Svizzera non possono viaggiare se il peso che trasportano è superiore alle 15 tonnellate; in secondo luogo gli svizzeri dirottano la gran parte del trasporto merci sulle rotaie o, a Basilea, sul trasporto sul fiume Reno.

In Italia è richiesto ai Tir di non superare le 30 tonnellate cioè esattamente il doppio del peso! Un raddoppio del peso e una concentrazione del traffico su gomma talmente superiore che c’è da domandarsi se basterebbe essere bravi a manutenere per risolvere i nostri problemi viari.

Penso che al di là delle manutenzioni si ponga sempre di più la questione d’imparare dagli svizzeri anche perchè la loro orografia non è diversa dalla nostrana. Qui, come lì, non si tratta di fare belle strade in pianura, ma di affrontare monti e valli. Meno peso dei Tir e meno Tir significano più longevità delle strade e meno inquinamento!

La riflessione successiva riguarda il chi e il come. Nel momento in cui un nuovo governo emanasse una nuova legge sul peso dei camion chi dovrebbe farla rispettare e come? Quello che rimane delle Provincie dovrebbe essere demandato a seguire tutto: sia la manutenzione stradale sia l’applicazione della legge sui trasporti. Bilance per pesare i camion vicino alle vie di comunicazione da far utilizzare alla polizia stradale quando ferma i camion.

La lezione delle ultime elezioni è che i cittadini hanno rinnovato di molto il Parlamento. Il nuovo governo vuole essere davvero nuovo? Allora ha tre questioni realmente innovative da affrontare al di là dei programmi.

  1. Controllare effettivamente l’applicazione della legge.
  2. Superare le pastoie burocratiche evitando di legiferare con l’ennessima postilla finale che demanda ai famigerati “regolamenti attuativi”.
  3. Controllare il come si sia arrivati a dare le concessioni.

Sì perchè in Italia si fanno belle leggi, ma poi l’applicazione delle stesse è demandata a regolamenti attuativi che vengono delegati alle burocrazie romane, mai elette da nessuno. Se queste non sono d’accordo sul contenuto della legge ritardano all’infinito il regolamento attuativo e quindi l’applicazione delle nuove norme. Oppure, più spesso, infarciscono il regolamento attuativo di mille pastoie burocratiche da rendere l’applicazione della legge difficile. Come si dice: “fatta la legge: trovato l’inganno…”.

Infine siamo davvero sicuri che la via da seguire sia quella di togliere la concessione ad Atlantia? Significa entrare in un gineprario di cavilli e di risarcimenti.

Non sarebbe meglio invece andare a vedere se il bando che ha visto i Benetton vittoriosi è stato fatto secondo tutti i crismi delle leggi italiane e internazionali? Se si potesse trovare delle inadempienze si potrebbe scardinare la concessione dalla base. Si eviterebbero i rischi di dover strapagare i vecchi concessionari.

Questo modo di agire significherebbe, secondo me, portare delle vere novità nel nuovo modo di governare e sarebbe davvero bello…

Libero arbitrio ?

Il tragico crollo del ponte Morandi a Genova mi ha indotto a riflettere sul tema del libero arbitrio. Parlare di destino è insoddisfacente, almeno per me. Perchè uno cade nel baratro e l’altro no? Perchè fra chi cade qualcuno è persino illeso e altri feriti e altri morti? Davanti a domande così difficili può ritenersi più soddisfacente credere a un Dio che tutto vede e a tutto provvede? Io penso di sì.

Essere razionali e atei può dare risposte concrete su cui si basano poi le sentenze: come era stato progettato il ponte? Con quali materiali era stato costruito? Perchè quello di Agrigento identico nel progetto è in disfacimento e chiuso da anni? Perchè quello di Genova non ha dato preavviso dell’imminente crollo? Ecc. Sembra facile pensare che tutto sia dipeso da scelte umane e che le scelte umane siano state dettate da ragionamenti cioè in fin dei conti dal libero arbitrio.

Ma nell’intimo di ciascuno rimarrà sempre la domanda: perchè a loro sì e ad altri no?

Davvero tutto dipende dal libero arbitrio? Credo di no.

Esiste davvero il libero arbitrio? Penso di sì, ma si riferisce a pochissime scelte individuali.

Ce ne sono due su cui troverò concordi molti: decidere se continuare a vivere o suicidarsi. Quando l’atto di togliersi la vita è volontario e portato a termine con successo è forse un atto di libero arbitrio. Però nel caso in cui invece ci si prova a togliersi la vita, ma poi interviene qualcosa che ci impedisce di morire, già il nostro potere di libero arbitrio ne viene inficiato. Chi o cosa ci ha impedito di morire? Forse la mano di Dio che ha voluto rimetterci in gioco?

Decidere se essere atei o credere in Dio. Sì perchè si può pensare che siamo dotati di intelligenza superiore e quindi tutto dipende da come ragioniamo e agiamo. E’ un pensiero che fa affidamento solo sulle capacità umane di libero arbitrio. Io penso però che non riesca a soddisfare tutti i casi della vita. Se evitiamo di essere boriosi e accettiamo un po’ di umiltà ci renderemo conto che il destino ha influito moltissimo sulle nostre scelte. Il film “Sliding doors” dimostra visivamente quelo che voglio intendere. Se siamo umili diamo un nome al destino e quel nome è Dio.

Ci sarebbe un altro caso di libero arbitrio, ma per contemplarlo bisogna credere nella metempsicosi (cioè nella reincarnazione). Chi vi crede sostiene che le azioni nelle vite precrecedenti determino la nascita nella vita attuale. Il Karma dell’induismo. L’uomo vivrebbe in una sorta di gioco dell’oca che si svolge in una spirale di più vite consecutive. Ma in un certo senso qui il libero arbitrio avrebbe più importanza: se scegli una certa strada potrai rivivere in un modo migliore che se ne scegli un’altra. Si potrebbe pensare addirittura ad una sorta di copione con sfide di varia difficoltà che ci verrebbe proposto prima di reincarnarsi. Sarebbe il nostro libero arbitrio a decidere se scegliere un copione più facile o più difficile. Il nostro libero arbitrio interverrebbe prima della nostra rinascita. E poi anche durante la vita? Se decidiamo di seguire il copione o se invece ce ne discostiamo in modo evidente dipenderebbe dal libero arbitrio? Chissà…?

Avere la coscienza pulita dipenderebbe da questa capacità di seguire la retta via scelta dal nostro libero arbitrio nel momento in cui Dio ci sottopone i copioni? Si spiegherebbe perchè si nasce in una famiglia piuttosto che in un’altra, perchè due gemelli omozigoti hanno comunque due destini diversi ecc.

Sono domande davvero difficili a cui è giusto che ciascuno dia le proprie risposte. In questo momento, comunque il cordoglio va alle vittime di Genova augurando loro di rinascere a miglior vita: che Dio veda e provveda…

 

Carta dove sei?

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Fare la spesa ormai è uno strazio. Nessuno o quasi ti avvolge i prodotti nella carta. Nemmeno al mercato quando compri frutta e verdura!

Quei bei sacchetti di carta beige/marrone che fine hanno fatto? La plastica biodegradabile o normale ci sommerge. Aiuto!

Tutto confezionato in plastica, cellofane e pacchetti vari, persino comprare le uova nell’imballo di cartone sta diventando difficile.

Ah se si potesse ritornare alla carta riciclata, come sarebbe bello…

Alla coop del centro Grancia a Lugano c’è questo bel congegno che serve ad incentivare il riuso delle confezioni in plastica. Sarebbe bello  fosse una cosa diffusa ovunque, che entra nella normalità.

Più carta e meno plastica, sarà così difficile da ottenere?

FS, nuovi vertici e quindi nuove strategie?

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Da ieri Fs ha nuovi vertici. Gianfranco Battisti è amministratore delegato e Gianluigi Vittorio Castelli il nuovo presidente. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli ha scelto di cambiare nella continuità, nel senso che ha promosso manager che già lavoravano all’interno della struttura Fs.

Questo può essere un buon segnale. Si può pensare che finalmente i politici comincino a premiare la competenza. Ok, sarà certamente così, ma come sono stati spesi fino ad oggi i soldi dei cittadini nel servizio ferroviario? Vi è mai stata una strategia? Purtroppo a giudicare da fuori (cioè senza conoscere cifre e verbali interni di Fs) i cittadini hanno l’impressione che ci si muova per impulsi invece che per ragionamenti. Oppure, più che altro per motivi clientelari…

Ora abbiamo un nuovo governo, che si autoproclama del cambiamento, un nuovo ministro veneto e nuovi vertici Fs assisteremo ad un cambio di passo? Avremo finalmente una politica del trasporto ferroviario guidata da una strategia o finiremo come sempre col seguire impulsi del momento, o contraddittori? Sarebbe bello scoprire che le risorse comuni vengono indirizzate al meglio.

Mi spiego. Treni ad Alta Velocità. Progetti che sembrano essere nati più che altro sull’impulso di imitare la Francia. Quando questa nazione si è dotata di una rete ad Alta Velocità noi l’abbiamo seguita a ruota. Senza molto ragionamento. Mi ricordo che ero Presidente del consiglio provinciale di Milano e si discueva del senso che avrebbe avuto avere una linea Tav fra Milano e Genova. Una tratta così breve che i treni non fanno a tempo a raggiungere la massima velocità che già devono cominciare a rallentare per entrare in stazione. Oppure la tratta Est-Ovest che deve attraversare la pianura padana per collegarla con la Spagna e la Slovenia.

Quando iniziò la corsa alla Tav qui da noi avevamo due occhi coperti di salame? In Francia questi investimenti avevano già portato ai primi problemi e quindi già potevamo capire quali sarebbero stati. La Tav dedicata al trasporto veloce dei passeggeri stava mandando in difficoltà la concorrenza dei voli interni francesi. Ebbene noi in Italia volevamo mandare a gambe all’aria la già traballante Alitalia? Evidentemente sì, poichè ci si incamminò sulla scelta strategica della Tav con grande sicumera.

Fu scelta strategica quella? Voglio sperare di no.

Di più: il nostro territorio è appenninico, realizzare qui la Tav significa investire molti più soldi che in Francia perchè costruire in galleria è molto più costoso che stendere i binari all’aperto. Avevamo tutte quelle risorse? Ho molti dubbi in proposito. L’investimento si sarebbe ripagato nel tempo? Chi ha studiato la questione? Che dati hanno esibito?

Fu scelta ponderata bene quella? Ho molte perplessità.

Prima di iniziare l’aventura della Tav le ferrovie si erano dedicate soprattutto al trasporto intermodale. Al nord (del sud non so e, quindi, non dico) si erano investite molte risorse per realizzare nuove stazioni ferroviarie con scambi intermodali per incentivare il rasporto delle merci sui treni diminuendo così l’impatto inquinante del trasporto su gomma. Ma anche allora, giudicando da fuori, ebbi l’impressione che tale scelta fosse dettata da considerazioni impulsive piuttosto che da vera strategia. Si era visto che nell’Europa del Nord il trasporto delle merci avveniva già da anni attraverso le infrastrutture intermodali e ci si orientò così più per imitazione che per vero ragionamento.

Un semplice cittadino come me lo desume da quello che vede oggi semplicemente passando vicino ai nuovi porti intermodali o osservando il passaggio dei treni merci. Il lavoro langue, sono pochi i passaggi di merci sulle nostre linee ferroviarie, molti meno di quelli di qualche anno prima di tutti quei soldi investiti allo scopo di potenziare la capacità delle Fs. Perchè?

Il buonsenso mi indirizza a pensare che in Fs si sia persa la visione strategica (se mai se ne ebbe). Abbiamo investito milioni di euro dei cittadini, ma non li sappiamo far rendere al meglio! Sarebbe buona cosa che ci fosse una costola delle Fs (magari una società collegata) che si occupasse solo di rendere produttivi i nostri porti intermodali. Sarebbe bello che tale società avesse una testa direttiva al nord, magari in Veneto, cioè là dove il trasporto merci incrocia nord, sud, est, ovest e dove le industrie sono più concentrate. Agire in tale direzione vorrebbe dire non aver gettato al vento i soldi spesi fin qui e vorrebbe dire diminuire l’inquinamento dell’aria padana sempre critico. Invece oggi dipende tutto da Roma che tende a disincentivare, pensate che ho notizie certe di aziende che avevano stabilimenti collegati col raccordo ferroviario, che vorrebbero ripristinarlo e a Roma non ne vegono a capo, pare che lì ormai tutti pensino solo al traporto dei passeggeri. Sic!

Almeno ai passeggeri ci si pesasse bene, ma che dire dei disservizi nel trasporto dei pendolari? Che dire del mancato ammodernamento delle linee nel sud e nelle isole? Anche qui si nota una vera e propria mancanza di strategia.

Già, che strategia sarebbe quella della Tav est/ovest? Portare in modo veloce passeggeri dalla Spagna all’Italia? Quanta sarebbe l’utenza? Non credo molta e allora quell’enorme investimento a cosa finirebbe per servire in realtà? A portare in modo super veloce le arance spagnole nei supermercati padani che le venderebbero facendo concorrenza alla produzione del nostro sud? Forse anche questa scelta strategica andrebbe ponderata meglio…

Sarebbe bello che il nuovo ministro Toninelli e i nuovi vertici Fs Battisti e Castelli si riunissero attorno ad un tavolo per parlare finalmente di strategia Fs. Il rispetto dei soldi invesiti dai cittadini lo meriterebbe.

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8 anni

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Nel XX secolo 8 anni separano una generazione dall’altra. Ho da poco letto il nuovo libro di Pietro Ichino “La casa nella pineta” e ne ho avuto la prova.

Un libro scritto molto bene che si legge volentieri. Un libro un po’ come il mio: partendo dalle radici familiari racconta l’impronta che ne ebbe la sua infanzia per poi spiegare il perchè delle sue scelte da adulto.

Ebbene, lui, come me, ha radici forti di famiglia. Lui, come me, una infanzia milanese e in una casa avita in Toscana. Lui, come me, un imprinting dovuto al rapporto diretto con Don Lorenzo Milani. Ma… Ma 8 anni hanno fatto una grande differenza. Sì perchè lui ha 8 anni più di me.

Come è possibile che aver incontrato sulla propria strada Don Milani da bambino, ma 8 anni prima lo abbia portato ad un impegno nel lavoro e nella politica tutto a sinistra, mentre io, 8 anni dopo, ho sì avuto come prima tessera quella del Pci, ma poi ho virato verso il federalismo della Lega?

Lui da Don Milani ha preso il sentirsi in dovere di rendere. Rendere i privilegi di un’istruzione borghese a chi non l’aveva avuta. Lo ha fatto attraverso l’impegno nel sindacato della Cgil e nella sinistra. E’ divenuto un ottimo giuslavorista, ma molto contestato proprio da  chi era più a sinistra. Ha persino dovuto vivere sotto scorta per via delle minacce dei terroristi!

Io da Don Lorenzo ho preso il motto: “I CARE”. Sì, perchè non ho fatto a tempo a godere di un’istruzione borghese. No, sulla scuola era passato un ciclone che aveva distrutto tutto senza ricostruire alcunchè…

Già: la mia generazione ha vissuto il declino delle idee della sinistra proprio a partire dal clima di violenza instauratosi fin nelle scuole e nelle università dopo il 1968. Ho visto di persona come “Lettera ad una professoressa” fosse strumentalizzato più che compreso ed applicato. Da qui il disamore per  quella sinistra massimalista, becera. Da qui il ripiegarsi in famiglia durante gli anni della “Milano da bere” cioè dei socialisti alla Craxi.

Ma poi ecco riemergere I CARE forte; quando si trattò di scrollarsi di dosso tutta quella corruzione. Senza la presenza di una Lega vincente la magistratura milanese non avrebbe avuto la forza di un’indagine come quella che fu di “Mani pulite” che si abbattè sui socialisti rampanti e grifagni. Da lì si arrivò all’indignazione popolare che portò la Lega al governo di Milano con Formentini. Una vittoria straordinaria. In due anni la Lega passò dal 6% a Milano ad avere il sindaco e una giunta che era perbene. I CARE aveva vinto!

Berlusconi fu la reazione del vecchio sistema a quella forza politica così nuova e dirompente. Ci sono voluti più di 25 anni e un nuovo secolo, il XXI, per risollevare l’indignazione popolare con il movimento dei 5 stelle…

L’insegnamento che ne traggo? Ogni secolo ha una sua dinamica. Nell’800 le innovazioni tecnologiche erano solo agli albori. All’inizio del secolo la forza lavoro era soprattutto contadina, alla fine cominciavano a prendere piede le industrie e gli operai. In quegli anni le generazioni si susseguivano ad un ritmo certamente più blando e forse erano più dovute alle guerre: i famosi “coscritti” commilitoni che avevano vissuto le medesime battaglie. Oggi nel 2000 con l’avvento dell’informatica tutto avviene ad una velocità molto più frenetica. Ma nel ‘900, 8 anni era veramente un salto generazionale.

La storia non si fa nè con i se nè con i ma però lasciatemi una divagazione fantasiosa…

Se Lorenzo Milani anzichè nascere nel 1923 fosse nato 8 anni dopo durante il passaggio della “linea gotica” a Firenze non avrebbe rischiato di finire militare perchè troppo piccolo. Avrebbe poi forse studiato all’Università di Milano e forse avrebbe dato il là a moderni studi sociologici: infatti tutti i suoi libri sono compendi di sociologia ante litteram…

Forse Dio avrebbe toccato lo stesso il suo animo sensibile e sarebbe stato lo stesso un ottimo prete, ma forse, invece un ottimo sociologo.

Del nostro destino solo Dio è a conoscenza.

Radici?

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Quel giorno di primavera del 1987 in cui conobbi Umberto Bossi (non era nessuno, nemmeno Senatur…) nella prima sede della Lega a Varese, i suoi discorsi politici mi sembrarono davvero insoliti. Parlava di federalismo e di radici. Ma erano anni in cui si sentiva parlare solo di lotta di classe e di destra fascista o peggio di terrorismo… Fui proprio colta alla sprovvista, non ero preparata su quei temi pur essendo laureata in Scienze politiche. Università inutile? Forse.

32 anni dopo mi capita ancora di meditare sul discorso delle radici soprattutto quando assisto alla televisione ai telegiornali pieni di notizie sul dramma degli immigrati oppure quando ascolto i mille dibattiti fra esperti sull’argomento.

Nessuno, proprio nessuno, si pone il problema delle radici.

Quanti immigrati vivono qui da noi? Sono tanti. Non mi riferisco solo a quelli che arrivano sui barconi dall’Africa, ma anche a quelli che arrivano dalla Cina, o dalle Filippine o dal resto del mondo.

A tutti chiediamo d’integrarsi, cioè di assimilare lingua, usi e costumi nostrani. A noi sembra facile, persino ovvio, ma è evidente che per queste persone è una specie di trauma: doversi spogliare delle proprie radici per trapiantarsi in un nuovo paese molto diverso.

Ci sono alcuni che ci si provano e vi riescono più rapidamente: ad esempio chi viene dall’est Europa ha facilità ad imparare l’italiano. Altre comunità, come quella cinese, invece sono molto orgogliose di mantenersi in una sorta di haparteid tutto loro. Altre, come le gang latino-americane, vorrebbero addirittura sopraffarci con la violenza degli slums.

Ma nel loro cuore sono tutti ancora tristi e nostalgici delle loro radici: è umano, è naturale. E’ bio. E’ buonsenso bio!

A questo blog capita spesso di andare contro corrente. Ebbene dire che sradicarsi per immigrare è innaturale e doloroso è un discorso difficile, ma ciò nonostante non va nascosto come fosse polvere sotto il tappeto!

E’ un problema che affrontano tutti coloro che si allontanano dalle loro radici, dalla loro casa e dalla famiglia dove sono nati e cresciuti. Nostalgia e tristezza che vanno ad aggiungersi alle mille difficoltà pratiche del trovare lavoro e mantenersi.

I nuovi arrivati hanno nostalgia. Probabilmente i loro figli nati qui e scolarizzati qui, si radicheranno e saranno italiani senza problemi.

Quando si trapianta una pianta si rischia sempre che non riesca ad adattarsi e che avvizzisca, quando si cattura un animale e poi lo si trasferisce in un nuovo habitat si rischia sempre che non sopravviva: anch’essi soffrono di nostalgia. La natura ha bisogno di radici solide. Anche gli umani sopravvivono meglio vicino alle loro radici. Bisogna avere il coraggio di ammetterlo.

Ogni buon politico, di qualsiasi paese sia, sa che costringere alcuni dei propri concittadini ad emigrare è sbagliato e triste. E’ più ecologico dare a ciascuno la possibilità di fiorire e scilupparsi senza doversi sradicare.

Certo, il libero scambio fra culture ed esperienze arricchisce l’umanità. Ma dovrebbe avvenire non sotto l’impulso del bisogno, ma sotto quello della curiosità culturale.

 

Humus

Buongiorno a tutti,

avrete notato che è circa un anno che il blog batte la fiacca. E’ vero, ma l’anno trascorso era il cinquantesimo dalla morte del mio parente Don Lorenzo Milani e un po’ questa ricorrenza mi ha coinvolta e distratta altrove (mio libro, presentazioni ecc.). Ma non è sufficiente a spiegare i pochi articoli. In realtà si è trattato anche di un anno di grandi cambiamenti politici qui in Italia, difficile starvi dietro e anticiparli. Quando le novità sono troppe e/o troppo impreviste io ho bisogno di lasciare che il tempo le culli nel mio cervellino. Bisogna meditarle, pensarci su, farle sedimentare, un po’ come avviene quando si forma l’humus nel sottobosco.

L’humus è ricco di nutrienti e senza di esso non nasce nuova vita. A volte viene distrutto da un incendio (cioè da una grande novità imprevista), ma le ceneri vanno a formare il nuovo humus in cui germoglieranno nuovi alberi dai semi che sotto vi erano rimasti nascosti.

Questo blog non nasce con l’idea di seguire l’attualità a spron battuto. No, l’idea è quella di meditare e dare degli spunti di riflessione alternativi o migliorativi. Non si tratta di dare dei “like” a questo o a quello, ma di fornire gli srumenti del buonsenso a chi si sente sballottato dalle onde in mare aperto .

Il buonsenso è come una via che ci permette di non sentirci travolti dal nuovo, dal troppo nuovo. Col buonsenso ci possiamo riallineare ai fondamentali della vita, armonizzandoci con la natura. Ecco perchè questo sito si chiama così.

In questi anni in cui si assiste al crollo delle ideologie del ‘900 è proprio il caso di rispolverare il buonsenso, dote di cui siamo tutti provvisti, grazie al cielo. Per alcuni è più facile ed immediato, per altri si tratta di andare a rispolverarlo, facendolo riemergere. Quindi via le incrostazioni  vecchie e ideologiche, spazio alla via naturale: buonsensobio a tutti!

Come si fa? Semplice. Il buonsenso si trova usando fantasia e paradossi. Sembra assurdo, ma è proprio così.

Fantasia. Davanti ad un problema bisogna immaginarsi una soluzione applicata a livello generale. Un po’ come se si fosse gli imperatori del mondo e si dettasse legge a tutti. La fantasia ci aiuta a comprendere dove nascerebbero i problemi e perchè. La vita umana ne gioverebbe? (Intendo riprodursi, dare ai figli quanto serve perchè a loro volta riescano a riprodursi, cioè mezzi e cultura).

Paradosso. Applicare a livello generale è ovviamente un paradosso, ma serve a capire. Il buonsenso è una via mediana perchè come dice il proverbio: “la virtù sta nel mezzo”!

Non ci sarà mai una via che sta bene a tutti e a tutto, ma si potrà trovare così la via che produce meno danni alla natura e quindi alla riproduzione della vita umana.

Per trovare la via del buonsenso-bio non serve nè la fretta nè l’inseguimento dell’attualità, serve invece comprendere le tendenze generali di lungo termine.

E’ necessaria la sedimentazione, la meditatione, l’humus.

Presentazione del libro a Castiglioncello

locandina-presIn occasione della chiusura del cinquantenario dalla morte di Don Lorenzo Milani presenterò il libro presso la Pro loco di Castiglioncello.

La bella località marina vide Lorenzo bambino trascorrere la villeggiatura con la famiglia e i molti cuginetti.

Siete invitati a ricordarlo insieme, venite a scoprire lati nuovi di questo famoso personaggio!

Verrà riallestita anche la mostra fotografica con le foto tratte dagli album di famiglia.

Aprirà la signora Giorgia Barna presidente della Pro Loco e interverrà il professor Francesco Terreni.